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Chapter IV: Part 4

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Hora noi parleremo delle Conche ritorte, ò vere
Nota tutta questa chiocciole marine, & delle perle loro; & nel vero,
historia delle conciosia, che sieno diuerse le spetie delle
conche, perchè conche in quei mari, alcune piccole, le quali
elle' è essendo fresche son molto grate al gusto; & alcune
diletteuole. maggiori, di quella forma, che sono quelle, che
hanno la porpora, benchè queste non nʼhabbino;
sono nientedimeno diletteuoli, per esser di sapor
delicato, & però da non esser dispregiate. Ma
quelle, che sono allo ʼntorno del corpo loro
intorte, & che hanno i lor capi, ò teste tutte
macchiate di colori diuersi, superano tutte
lʼaltre di bontà; in tal maniera, che per la loro
delicatezza sono state chiamate delitie delle donne
vedoue; & hanno appresso de i grandi, ò pur de
i golosi ottenuto il primo luogo tra le viuande
delitiose di quel paese: benchè nel fiume Dea, &
nel fiume Dona non si trouino nè di quella bontà,
Singulare nè di quella stima. Trouansene assai per la Scotia,
accuratezza di & specialmente ne i fiumi chiari, & limpidi, che
questi animali hanno il fondo di ghiara, & di pietruzze netti
amicheuoli per dal fango, & da ogni altra sorte di limo, ò di
hauerne à grossa materia; perciochè le si rallegrano di
compiacere alla stare in quei luoghi, doue le non sʼhabbino punto
lussuria humana. ad imbrattare, ò mescolare nella sordidezza della
terra, ò torbidezza dellʼacqua; & in quei chiari, &
purgati letti de i fiumi concepono elleno le perle,
in questo modo procacciando virtù à sè stesse.
Nota questo studio Intorno allʼ aurora quando il Cielo è sereno, &
naturale. temperato, le si solleuano con tutta la lor casa,
ò guscio alla superficie dellʼacqua, in tanto, che
le possino col capo loro, che le cauano al quanto
fuori, mostrarsi allʼaria sopra lʼacqua; doue così
standosi per qualche spatio di tempo, riceueno la
rugiada ingordissimamente, che cade; del qual cibo
Cagioni principali senza dubbio si gli ingenerano le perle, le quali
della qualità poi vengono ad esser più, ò meno in numero, ò più
delle perle. grosse, ò minori, secondo il tempo, che le lʼhanno
portate, & secondo la disposition dellʼanimale,
& la proportione che harà hauuto seco il cibo
volta per volta, ò tempo per tempo; che quanto al
colore di esse perle non si ha da far dubbio, che
quando le son più chiare, ò più oscure, ciò nasce
dalla purità ò minore, ò maggiore di essa rugiada,
che cade; & ancora ciò forse può auuenire per
Gelosia naturale la qualità del fondo, doue le si posano. Il loro
de i frutti vdito è tanto sottile, che se quando le si stanno à
proprij & riceuer la rugiada, qualchʼvno dalla terra vicina
ragioneuolmente parli vn poco alto, ò che pur vn piccolo sassolino
lecita. getti nellʼonde, ò nellʼacqua, subito le si
nascondono tutte, hauendo solerte cura di conseruar
quello, che per vn certo naturale instinto le
conoscono, chʼè desiderato dallʼhuomo; & però i
pescatori osseruano tra lʼaltre cose questo nel
Modi di pescare le pescare. Entrano nellʼacqua quattro, ò cinque di
perle. loro in cerchio, & tra di loro compartendo le
reti, con vn piede le tengono ciascuno per la sua
parte ben ferme in terra, & con lʼaltro piede
aiutati dallʼocchio, il quale per la limpidezza
dellʼacqua può scorgere sino al fondo; vanno
ricercando delle loro conchiglie, non potendo ciò
far con le mani per esser lʼacqua alta in simili
luoghi ordinariamente, & doue le si posano sino
alle loro spalle; le quali ritrouate, tuffandosi
essi, & presele, le danno poi à i compagni più
scioperati; auuertendo bene nel prenderle di metter
la mano sopra la bocca ò testa loro prestamente,
& forte tenendo saldo, perchè ogni piccol tempo,
che lʼhauessero, le vomiterebbero le perle, &
Qualità delle sarieno perdute. Hora queste perle sono stimate
perle di Scotia. non poco, & sono assai splendenti, & ben ritonde,
& di grandezza talʼhora dellʼugne del dito minore
dʼvna ragioneuol mano dʼvn huomo, & son di peso
leggieri; la qual cosa non si deue attribuire
à miglior conditione di esse, per quello, che
lʼesperienza, & lʼvso ci ha fatto conoscere; &
come si mostrerà per la testimonianza delle perle
orientali. Di questa sorte di perle di Scotia
habbiamo parlato à bastanza quanto alla lor
Non si adirino generatione, & modo di prenderle; delle quali noi
quei, che studiosi non trouiamo, che nessuno de gli antichi Greci
de gli antichi habbia fatto mentione; come ancora non fù fatto
scrittori, hanno mentione dellʼaltre, che nascono dallʼostriche,
conosciuto, che nè da Dioscoride, nè da Galeno, delle quali noi
non tanto sapeuano habbiamo vedute alcune in Inghilterra, ma piccole
quelli, che alcuna come grani di miglio, & di panico, & trouate à caso
cosa non fosse quando si approno lʼostriche per nostro mangiare,
rimasta da sapere benchè vna grossa come vn grosso pisello attaccata
à chi di poi è alla conca, ò guscio dellʼostrica ne vedemmo
venuto. portar ancora dʼInghilterra in Italia lʼanno 1551.
dal dottissimo & vero filosofo Daniel Barbaro
Orator Veneto, alla cui honorata memoria restiamo
noi ancora in singular obligatione. Ma acciochè
non manchi perfetione alcuna al proposito delle
perle; noi riferiremo quì quello che ne dice il
Mattioli solertissimo inuestigatore, & accorto
indagatore delle cose naturali sopra il volume di
Dioscoride. Dice adunque (recitandoui le parole
di Plinio intorno à questo proposito) Plinio al
Parole di Plinio cap. 35. del nono libro, “che gli animali, che
intorno alle producono le perle nascono nellʼOcceano Indico
perle. attorno allʼIsola Taprobana, Toide, & Poniuola
promontorio dʼIndia; ma che le migliori vengono
dal mar Rosso di Arabia. Et non sono gli animali,
che le producono (come dimostrano veramente le
madri perle, che ci si portano) molto dissimili
dallʼostriche. Hanno questa proprietà, che quando
il tempo dellʼanno le stimola à generare, si
aprono la notte, & empiendosi, & nutricandosi di
Conuengono in rugiada generatiua; della quale ingrauidandosi,
natura con quelle partoriscono poscia le perle, essendo chiare, &
di Scotia. torbide secondo la qualità della rugiada, che
ricolgono. Se quando sʼingrossano è tempo nubiloso,
producono le perle pallide, & torbide; grosse le
fanno, quando abbondantemente si satiano, & piccole
sono, quando non pigliano rugiada à bastanza;
nella qual cosa lʼimpediscono, i baleni, perciochè
balenando quando le sʼingrossano sʼimpauriscono,
Nota tutte queste & si riserrano innanzi, che le sieno piene di
particularità. rugiada à sufficienza, & il medesimo fanno per li
tuoni, per colpa de i quali generano perle vane,
& piene di vento. Nellʼacqua le perle son tenere,
ma subito, che le se ne traggono sʼinduriscono.
Dicono alcuni che le madri perle vanno à schiera,
& che lʼhanno il loro Re di corpo assai maggiore
dellʼaltre; & però non poco sʼaffaticano i
pescatori per prendere il lor capo; perciochè preso
quello, conducono più facilmente lʼaltre nelle
reti: & se sʼaccorgono quando sono aperte della
mano del pescatore, che le voglia prendere, la
serrano talmente, che gli tagliano crudelmente le
dita; facendo per se medesime le loro vendette.
Modo di chiarir, & Le prese si mettono in alcuni vasi di terra con
di nettar le. molto sale; perciochè consumandosi così la carne,
perle rimangono poscia le perle nette nel fondo del vaso.
Le più stimate sono le grosse, lucide tonde, &
graui; le quali conditioni rare volte si ritrouano
vnite insieme in vna perla sola. Et Iuba scriue,
che le Madri perle dʼArabia sono simili ad vn
pettine, spinose come il riccio marino, dentro
alle quali si trouano le perle simili à i grani
della tempesta. Et Plinio ancora scriue, che
non si trouano più, che quattro, ò cinque perle
per animale. Ma Amerigo Vespuccio gentilʼhuomo
fiorentino, del nome del quale hoggi si chiama
America tutta quella parte di terra, chʼegli scoprì
per lʼOcceano Atlantico sotto il cerchio dello
Equinotio nel mezzo giorno, afferma egli hauere
hauuto tal Madre perla,” che ve ne furono ritrouate
dentro cento trenta; & altri dopo à lui, chʼhanno
Nota questa nauigato allʼIndie nuoue dicono di molte più, & ne
marauiglia recitano historie assai diuerse da quello, che ne
comprobata scrisse Plinio. Questo tutto recita il Matthiolo
dall'esperienza. sopra il proposito delle perle, circa le quali
è da considerare la differenza della chiarezza
esser la vera differenza della bontà loro, & ciò
lʼesperienza ci mostra; & doue è la rugiada più
chiara, & più pura, come ellʼè verso Arabia, India,
& sotto Mezo giorno; quiui ancora conuiene, che le
perle sieno migliori; con pace de gli Scozzesi;
nientedimeno Giulio Cesare delle perle di Scotia
fece fare vna ricca corazza per presentarla nel
Corazza di perle tempio di Diana, la quale per quel tempo fù molto
di Giulio Cesare. stimata. Ma noi ci ricordiamo dʼhauer veduto lʼanno
1551 in Spira città di Germania nel tempio maggiore
molti paramenti da sacerdoti di panno dʼoro,
chʼhaueuano i loro fregi larghi, & ampli tutti
ricamati con nobil lauoro di perle; nel qual lauoro
senza dubbio venʼandaua vna quantità inestimabile;
Habiti & erano queste perle di Scotia, & di tante sorti,
Ecclesiastici & grandezze, & forme, che ne riusciuano le figure
ornati di perle di di quellʼopera di Mezo rilieuo con singular
notabil lauoro in proportione, & discretione & giudicio di chi le
Spira, andati male haueua lauorate, ad vna gran perfetione. Questi
per colpa delle furono doni di diuersi Imperatori, i quali poi
guerre ciuili di tutti peruennero alle mani rapaci dellʼessercito
Alamagna. del Marchese di Brandeburgho, quando discorde da
gli illustri baroni, & principi di quella Imperial
prouincia procacciò danno ad ogni natione, & gente
di quella inestimabile. Sono ancora intorno alla
Spagna delle Conche molto belle da vedere, le quali
à Venetia son chiamate Cappesante, forse perchè
le sono state conosciute per li pellegrini, i
quali ne portano ne i loro cappelli ritornando da
santo Iacopo di Galitia, ma le non sono frutteuoli
di perle, quantunque le siano à mangiar molto
delicate, & massime in Venetia: hauendone anche
la Scotia in qualche parte della sua costa delle
Oppinione intorno simili, le quali non generano perle & dicono gli
alle perle Scozzesi, che ciò loro auuiene, perchè le si
riprouata. nutriscono assolutamente nellʼacqua salsa, il che
se fusse lor propio impedimento, ne anche lʼaltre
ricordate di sopra in regioni diuersissime non ne
generarebbero; la quale oppinione si proua esser
falsa per lʼesperienza, che se ne vede intorno
à tutta lʼIsola dʼInghilterra & Scotia, non pur
nelle chiocciole Scozzesi ricordate ma nelle
ostriche ancora oltra lʼesperienza delle madri
perle orientali; delle quali ancora che si sia
parlato di autorità di Plinio quel che ne pottette
intender lui: non ci parrà superfluo di rimostrar
in questo luogo quanto ne hanno ritrouato i moderni
Portoghesi, à i quali di tal perfetta cognitione
hanno ad hauere obligo gli huomini di erudito
E ragioneuole di ingegno tutti; & sia con pace de i partiali de i
prestar fede à chi Greci, che sʼhanno per innanzi creduto, chʼaltra
di veduta ha conoscenza, che la da loro proposta non ci fusse;
testificato le & con tanta ostinatione, che ancora gli altri,
cose, delle quali che ciò non hanno creder voluto, da essi quasi
si tratta. nemici dellʼhumana natura sono stati perseguitati.
Ritornando adunque al proposito nostro delle
perle, diciamo, che Don Garzia dallʼHorto nel suo
trattato, che fà delle cose medicinali, che ci son
portate dallʼIndie orientali parlando delle perle
Quanto recita Don ne scriue quel che segue. “Rimane à dir delle
Garzia dell'Horto perle, le quali non solamente per ornamento sono
intorno alle desiderate, ma etiandio per medicina. Le perle,
perle. che sono grosse sono daʼ latini detti vniones; &
la causa è questa, perchè à pena ne ritrouerete
due della medesima grandezza figura, & nitidezza.
Vniones, & Le picciole sono daʼ latini semplicemente dette
Margarite perchè Margharite. Da gli Arabi, & da i Persiani, Lulù.
così dette. Da gli Indiani, Moti. In Malauar, Muto. Et da i
Portoghesi, Aliofar, che in Arabico vuol dire,
Fulfar, il quale è vn porto nel mare di Persia,
doue ne nascono delle perfettissime. Imperochè
auuenga Dio, che in Barem, in Catifa, in Comarin,
& in altri porti di questo mare, sene ritrouino
delle buone, perchè da i nostri fù prima conosciuto
questo porto de gli altri, hanno da quello dato il
Nota tutta questa nome in lingua Arabica Aliofar alle perle; & di
historia qui è auuenuto ancora, che quelle sono chiamate
particularissima. orientali, imperochè questo seno del mar Persiano,
in comparatione della nostra Europa è orientale.
Si generano anco le perle dal promontorio di Corin
per insino allʼIsola di Zeilan. La qual pesca è
rendita del Re di Portogallo; ma queste la maggior
parte sono minute, & non si possono con le già
dette pareggiare, perchè sono tutte grandi, &
perfettissime, & però queste si comprano anco à più
vil prezzo. Et ne sono ancora nellʼIsola di Burneo,
le quali quantunque sieno grandi, non però cedono
alle già dette di bellezza. Di questa medesima
sorte ne trouerete nella China, ma veramente non
son belle. E cosa chiara, che anco nel mondo nuouo
ne sono, ma veramente non si possono in nessun
modo paragonare alle orientali; imperochè, ò sono
oscure, & di color nubiloso, ò non sono ritonde,
nè lisce. Nascono le perle nellʼostriche. Quelle
Conche, che nuotano più sopra lʼacque del mare,
generano più grosse perle. Et quelle, che sono
nel profondo del mare, le fanno più minute. Queste
Conche esposte allʼaria si serrano, & sʼapprono,
& poi nella carne si trouano le perle, hora
assai, hora poche, secondo la grandezza delle
conche. Se ne troua anco nelle nostre ostriche,
& ne conchili, ma sono meno gentili. Di tutte le
conche, quelle sono hauute per migliori & per più
atte à far le perle, che sono bianche, & liscie,
& da i paesani chiamate Cheripo; delle guscia
delle quali si fanno poi cucchiari, & vasi da
bere. Ma qui è da sapere, che quel Cheripo non
è quella, che volgarmente si dice Madre perla;
perciochè questa i paesani la chiamano Chanquo;
& se ne fanno tauole da mangiare, castelli, &
pater nostri. Se bene questa sorte di Conchili
chiamato Cheripo è di fuori scabroso, & ruuido;
nella parte di dentro è liscissimo, & bellissimo
Nota questo à vedere. Portansi queste sorti di Conchili per
costume lodeuole. mercantia in Bengala, doue si puliscono, & se ne
fanno vasi da bere; ma della maggior parte se ne
fanno armille, & altre cose. Era anticamente in
queste parti vn costume, che le vergini di sangue
nobile, non poteuano esser corrotte, & suerginate,
se non haueuano le braccia ornate di questa sorte
di armille: ma hora non si osserua più, & per
questa cagione sono venuti questi conchili in più
vil prezzo. I mercanti di questo paese, hanno certi
strumenti di rame perforati, col quale sogliono
fare il prezzo alle perle. Onde quelle perle,
che passano per li forami più piccoli sono di vn
prezzo; quelle, che passano per li forami vn poco
più grandi, sono di più gran prezzo; & così di
mano in mano secondo la grandezza de i forami, &
delle perle si fa il loro prezzo. Ve ne sono delle
così minute, che non si possono in nessun modo
forare, perciochè lʼarte è quella, che le fora, &
non nascono (come si credono alcuni) così forate;
& però restano queste minute alli maestri, & sono
di poi portate in Europa, delle quali tal volta
si vende lʼonza due assi Franzesi. Le maggiori
Peso, & valuta di perle, che si trouano nel Promontorio di Comorin:
alcune perle. pesano cento, acini di frumento; & sogliono queste
tal volta valere mille cinquecento ducati lʼvna.
Io nʼho vedute delle molto più grandi, le quali
diceuano essere dellʼIsola di Burneo, ma non
erano così belle, come le dette di sopra. Ne ho
trouata vnʼaltra quà; che pesaua sessanta acini
di frumento. Dicono, che inuecchiate, mancano di
Modo di lustrar le peso, & perdono di colore. Ho io sperimentato,
perle. che le perle fregate ben bene col riso rotto,
& con sale, racquistano il primo vigore, & la
Nota. nitidezza. Chiara cosa è, che le perle prese dopo
del plenilunio, diminuiscono col tempo; ma quelle,
che son prese innanzi del plenilunio, non sono à
La lode questo suggette.” Appresso de gli Indiani dirado si
ragioneuole d'vno seruono ne i medicamenti di perle; ma i Mauritani
scrittore, è assai spesso, sì come facciamo ancora noi, mettendo
fondata sopra la le perle nelle medicine cordiali. Sino à qui parla
diligenza vsata da Don Garzia delle perle, molto particularmente,
lui con l'occhio et di esperientia, come quello, che più anni era
intorno alle cose stato, et era ancora in quei paesi, nè però non
delle quali lui ha punto dubbio autore in così fatto proposito. Et
scritto. questo è quanto habbiamo hauuto à dire di così
fatti animali; nel che, benchè siamo stati alquanto
lunghi, non douerà parere strano à chi legge, poi
che si è trattato di così nobil gioia. Ritrouansi
nel mare di Scotia ancora pesci di forme inusitate;
alcuni con le squame grandemente aspre, altri
con ossi in cambio di squame, come le locuste,
alcuni ritondi come palle, con la pelle forata in
tal modo, che per quella parte per la quale eʼ
prendono il cibo, per la medesima ancora ne mandano
Da poi che fuori gli escrementi. Dellʼaltre sorti, come sono
l'elemento i Rombi, Capitoni, Magarelli, ò vero Sgombri,
dell'acqua è così Pettini, Chiloni, Scotti, Scari, Spari, Spondili,
copioso di animali Ostriche, Vitelli marini, Foche, Ceti, de i quali
non è marauiglia, molti non sono conosciuti nei mari mediterranei;
se ne produca di & aringhe chiamate da i marinari i Re de pesci, &
di spetie diuerse, di tante altre spetie, che diremo? Da poi che egli
& quasi infinite. è certa cosa che della Germania ogni anno passano
in Scotia vn numero grande di nauilij per cagione
di pescare, & non senza loro gran profitto; & è
tanta la gran quantità de i pesci minori intorno
alla costa per la benignità di Dio (il quale col
mezo della madre natura in cambio di alcune altre
cose comprese tra le delitie, che in Scotia non
Doue la natura ha sono, lʼha proueduta) che il frutto, che si caua di
mancato in vno loro, largamente mantiene i popoli; in tanto, che
emolumento à gli si vede la stessa natura hauer del grano, ò altre
huomini ella ha biade. Essendosi con lʼesperienza trouato, che nel
supplito con vn medesimo luogo, doue un giorno se ne sia presa
altro. gran quantità; il giorno seguente non se nʼè presa
minore; quasi che sian più presto, per straccare i
pescatori, che i pesci si suijno da i loro consueti
ridotti; chiaro inditio della soprabbondanza de i
pesci di quello Occeano immenso, dal quale la costa
nʼè per ogni tempo fornita, per i tempi diuersi
dellʼanno con diuerse spetie, & sorti di essi, come
meglio ha proueduto la natura, che à gli huomini
douesse essere, ò più necessarie, ò di più piacere.
Citiso, & sua Per i luoghi inculti riserbati per gli armenti
historia, appresso nasce per sè medesimo il Citiso vtilissimo à i
de gli Scozzesi. bestiami, & gratissimo alle api, come anche da gli
antichi egli è stato conosciuto per tale; benchè
vogliono alcuni di loro, et de i moderni ancora,
che il Citiso sia pianta, et non herba, quantunque
per le parole di Columella se ne potesse stare in
dubbio: ma dicendosi da loro, che è pastura per
le pecore, et alle galline è par pure, che sia
cosa bassa come è lʼherba, et non fruticosa come
il mirtho, ò altro simile; ma accordandosi i più
chiari autori, che cresca come fanno i virgulti,
& i mirthi non occorre altrimenti affaticarsi in
questo dubbio, hauendo il Matthiolo assai parlato;
dicendosi sol questo, che in Scotia, ò sia per la
qualità del terreno, che tale lo produce, ò per il
poco vehemente sole ò per il troppo, quasi sempre
sforzato vento, che vi si genera, il Citiso non
cresce à misura alcuna considerabile di pianta,
ma sene sta basso, & commodo ad ogni sorte di
animali. Porta questo il suo fiore il mese di
luglio di color purpureo, & di sapor dolcissimo.
Di questo i Pitti soleuano comporre vna loro sorte
Beuanda composta di beuanda (come bene dallʼantiche memorie di
di Citiso, & altre quelle genti si può ritrouare), non meno vtile,
cose appresso de i che diletteuole: Ma perchè il modo del farla, & il
Pitti perduta con suo tasto, & la dichiaratione delle cose, che vi
quella gente. si metteuano, mancò insieme con la stessa natione,
quando furono i Pitti da gli Scotti cacciati; &
del tutto distrutti, non se ne può hoggi ritrouar
più il vero essempio; & finalmente nessuna parte è
della terra di Scotia per quanto possa lei essere
sterile, che non sia vtile almeno per le minere
del ferro, ò di qualche altro metallo; benchè
quelle molto più vtili si trouino nelle Isole
vicine suggette alla Corona di Scotia; alle quali
(hauendo noi di già parlato per lʼaltrui verace,
& fidele informatione, & per la nostra propria
cognitione assai largamente di questa parte della
gran Brettagna) ce ne passeremo. Sono vicine alla
Scotia nel mare Hibernico quaranta tre Isole, delle
quali alcune sono lunghe sino à trenta miglia; ma
larghe non più di dodici, da alcuni dette Ebonice,
Isole Hebride in & da altri Hebride; la prima delle quali è lʼIsola
numero 43. Mona, dal volgo detta Man, la quale nondimeno è
della Corona dʼInghilterra, ma della giuriditione
del Conte di Derbi; della quale Isola si dice,
che gli antichi soleuano portar corona da piombo.
Hor questa Isola è appunto contrapposta alla
Gallouidia, & alla Inghilterra, in tal modo, che
da settentrione ella è alla Gallouidia vicina più,
che non è allʼAnglisea, che vicinissima si troua
allʼInghilterra da Mezo giorno da quella parte, che
VVallia si dice; della quale Anglisea per esser
senza controuersia della parte dʼInghilterra, noi
non parleremo; dicendo, che Mona viene ad esser
nella larga bocca di vn largo seno di mare quasi
fronte alla costa del Ducato di Lancastro, sino
alla quale quel seno si distende; ella fù già sedia
de i sacerdoti Druidi come Giulio Cesare, & Corn.
Isola Mona & sue Tacito bene assai dimostrano. La sua lunghezza
qualità. da settentrione à Mezo giorno è di miglia trenta
due; la maggior larghezza è di quindici miglia,
ellʼha dieci et sette parrocchie: produce lino,
& canape assai, Grano, orzo, & auena per il suo
bisogno, benchè vsano più far il pane di auena,
che di altro; hanno del bestiame minuto assai,
con buone pasture, ma non son già le pecore così
grandi quiui come nellʼInghilterra, non hanno
boschi, & però in cambio di legne ardono vna certa
La natura, & il sorte di herba quasi simile alla turba, nel cauar
caso ancora della quale, dicono, che spesso si sono trouati
operano spesso sotto terra alberi grandi, & interi quasi che
cose grandemente conuertiti nella propria sustanza della terra; la
strauaganti. qual cosa, ò dimostra la bizaria della natura, ò
dimostra, che quellʼIsola hora non sia altro, che
vna aggregation di terra per cagione accidentale,
che habbia ricoperta la sua prima parte, ò suolo
quale ei si fusse et innalzatala allʼaltezza et
superficie, che hoggi si vede. Nel mezo di essa
la si innalza con alcuni monti altissimi, della
cima dei quali al cielo sereno si scorge non
solamente benissimo la Scotia, ma lʼInghilterra,
et lʼHibernia ancora. De i luoghi che vi sono il
primo è Russin verso Mezo dì chiamato volgarmente
Castle-town. villaggio del castello; perciochè nel suo castello
vi si tiene vn poco di guardia, ma ve ne è vn più
Chi vuol più popolato, che questo non è, che si dice Douglas,
curiosamente doue è vn buonissimo porto, doue vanno mercanti
conoscere di con Sale, coiami, lana roza, e carne salata di
queste Isole legga boue le quali mercantie da quel popolo sono compre
Guglielmo Camdeno auidamente. Da Tramontana di Mona è lʼArana detta
nella sua Botha; perciochè il beato Brandano vi edificò
Britannia. vna casa, che nella lingua comune si dice Both.
Poi oltra il cantero è Helau, & Rothesa, dal
Arana. capitano Rothesao, il quale primo di tutti per
essa condusse gli Scotti dʼHibernia in Albione; &
Botha. non lontana da questa è Aliza abbondante di quelli
vccelli, che noi dicemo chiamarsi solande: & altre
Helau. seguitano con i loro nomi distintamente, & poste
tra settentrione, & ponente; le quali sono copiose
Rothesa. di metalli: ma la maggior di tutte è Ila oltra la
punta: di Nouanto alla vista di Loquihabria lunga
Aliza trenta miglia abbondante di biade, & di metalli, se
vi fussero chi diligentemente vi lauorasse, ò che
Solande vccelli. non vi fusse tanta carestia di legne, quanta venʼè.
Di poi seguono Cumbra, & Mula, non inferiori
Ila. in cosa alcuna ad Ila, ma in Mula è vna fontana
limpidissima lontana due miglia dal mare; dalla
Cumbra. quale escono certe huoua piccoline come perle,
piene di humore, & splendenti, & candide, le quali
Mula. per vn rio, che fà la fontana sono portate ad vna
certa gran fossa, la quale non lungi di là mette
La natura non si poi capo nel mare: nella qual fossa, condotta dal
stracca mai di corso dellʼacqua, innanzi lo spatio di dodici hore,
produrre cose à con marauiglia della natura stessa riescono Conche
gli ingegni nostri ragioneuolmente grandi. Presso à queste seguita
marauigliose. lʼIsola Iona tanto ricordata per molti huomini
santissimi, che vi hanno habitato, quanto perchè
ellʼè stata sepoltura comune à i Re dopo Fergusio
secondo, dal quale fù ricuparato, & rischiarato
lo splendor della natione Scozzese, quasi prima,
che oscurato & rouinato del tutto. Fù Iona da Beda
detta Hy, & Hu, & da i Pitti donata à huomini
religiosi, i quali con habito particulare come
monaci viueuano, perciochè da essi i Pitti haueuano
conosciuto per via delle loro predicationi la fede
Colombo apostolo christiana, tra i quali Colombo huomo santo ottenne
de i Pitti. il primo nome di lode, & di apostolo christiano
per la sincerità della sua vita essemplare; per
memoria ancora di lui sino al tempo di Beda,
lʼIsola fù detta Columbkill, quasi cella di
Colombo. Et in questa Isola di poi assai in vn
Sodore, onde piccol villaggio detto Sodore, ò Sedoro, fù messo
Sodorensis la Sedia episcopale per quei luoghi, onde tutte
episcopatus; & quelle isole furon dette Sodorensi, stimandosi che
insula Sodorensis. le sieno tutte suggette nello spirituale à quel
Vescouado. Dopo Iona alquanto più oltra nel mar
Leuissa. Deucallidonico è posta lʼIsola di Leuissa lunga
sessanta miglia, & larga trenta; la quale ha vna
Nota. riuiera di tal natura, che se la sarà passata
à guazzo da qualche donna, nessun Salmone per
quellʼanno vi comparirà, benchè de gli altri pesci
dʼogni tempo vi si troui quantità grande; cosa
marauigliosa è, & da far, che i filosofi stessi
non si debbino presumer di saper tutti i segreti
della natura; facendo vera quella sentenza, che di
tutte le cose, che ci si potrebbero sapere, gli
huomini ne sanno vna menomissima parte. Di poi è
Skia. Skia; poi Rona, nelle quali i vitelli marini, forse
per ciò, che vi compariscono à schiere, non temono
Rona. lʼaspetto humano; & lʼvltima di tutte è Hirtha la
quale ha di sua eleuatione sessanta tre gradi; onde
non passando Mona gradi cinquanta sette; se egli
sʼha da credere à gli Astronomi, & principalmente
à Tolomeo, che ogni grado celeste corrisponda in
terra miglia sessantadue, & mezo; viene adunque ad
esser da Mona, che si conta prima dellʼHebride ad
Hirtha, che è lʼvltima miglia 375 di distanza. Il
nome fù posto à questa Isola dalle pecore, le quali
in lingua antica eʼ dicono Hierth: genera capre
assai, & i loro becchi sono grandissimi, & hanno le
corna lunghissime, & grosse, & le code lunghe sino
in terra, & la situatione di questa Isola, & il
suo consistente è tale, che rupi altissime à modo
di scogli tutta la cingono allo intorno sì, che
appena riceue in vn certo ridotto ò piccol seno,
che lʼhà vna meno che mediocre naue; doue già non
poteua così ageuolmente entrare, come hora fà, se
non nel solstitio dellʼestate; nel qual tempo vn
Sacerdote sino nel tempo di Iacobo quinto passaua
Vedi che gouerno da Leuissa nellʼIsola, & battezzaua tutti i bambini
spirituale era nati in quellʼanno, & vi si fermaua per alcuni
questo. giorni ministrando loro le cose sacre; dopo il qual
termine, hauendo riscosse, & riceuute à buona fede
L'auaritia sola è le decime di quello anno dal popolo se ne ritornaua
considerata, & la in Leuissa; costume, & abuso non meno disconueuole
charità in quel luogo, che si sia in molti altri; poi, che
Sacerdotale del così come vi nascono huomini, & vi si nutriscono,
tutto è smarrita vi potrebbero ancora viuere i Sacerdoti ò ministri
appresso di questa ecclesiastici se gli hauessero tanta cura di quelle
gente. creature, che nascono, come lʼhanno di dimandar
le loro decime; ma ciò non toccando à noi di
Nota questo trattare lasceremo questo proposito ad altri. Due
miracolo, il quale chiese sono in questʼIsola, vna detta San Pietro,
può per questo lʼaltra San Clemente, & è anticata memoria tra
essere accettato, quella gente; che essendo mancato vna volta molti
per ciò che Dio secoli adietro il fuoco in questa vltima Chiesa,
riguarda la qual fù stimata prodigio superstitioso da quei
benignamente sopra rozi habitatori del luogo, & non hauendo il modo,
quei che sono nè sapendo come se ne poter procacciar altroue;
humili, & semplici fù posto dalle persone, le quali semplicemente,
di core. & con la fede sincera verso Dio procedeuano, vn
fascio di legne da ardere sopra lʼaltare dellʼaltra
Chiesa, & facendo il diuoto popolo oratione per la
loro commune intentione, & desiderio di ottenere
il fuoco dalla prouidenza di Dio per il rimedio
dello spento per la lor negligenza; piacque ad
esso Dio, il quale risguarda i cuori de gli humili
suoi serui di prouederne loro col fare accendere
instantemente quel fascio di legne, dal qual caso
essi consolati, potettero ancor meglio riconoscerlo
per loro protettore, & sempre con essi vnito.
Presso à questa è ancora vnʼIsola dishabitata,
doue sono certi animali non dissimili dalle pecore
quanto alla forma, ma saluatichi; nè si possono
prendere senza inganno, & hanno il pelo, ò lana
loro dʼvna certa qualità mezana tra la lana delle
pecore, & quella delle capre; nè altra sorte
Passaggi di animali non vi si trouano. Tra queste Isole
pericolosi nel sono molti passi maluagi alla nauigatione quasi
mare. Chariddi, con ritrosie pericolosissime fra i loro
scogli; ma il più infame passaggio di tutti gli
altri è Corebrecho, ben notato nelle carte di
questi paesi; dal quale sono rapite le naui, benchè
sieno più dʼvn miglio lontane, con la vehemente, &
rapace attrattione, che ne fà lʼacqua ritirandosi
(come si dee credere) in qualche profonda voragine,
che sia nel suo profondo letto; la qual naue così
attratta, & aggirata dalla vehemenza dellʼonde
sì, che la non può senza la sola gratia di Dio
prender corso salubre à se stessa, ne viene da
esso inghiottita miseramente. Hora si è detto
quello, che dellʼHebride ci è parso à proposito,
delle quali la possessione fù anticamente comprata
da gli Scozzesi con alcuna quantità di denari, &
L'Hebride compre non molta, da i Noruegi, i quali hauendo scorso,
da i popoli di et altre volte acquistato terra nella Brettagna
Noruegia. sʼhaueuano ancora occupato intorno della Scotia
quelle Isole. Et quanto alla lingua, che i popoli
dellʼHebride parlano si conosce tanto simile à
quella de gli Hibernici seluaggi, che si può
conoscere bene assai, che furono già tutti vna
La lingua de i gente. Et questo è quel che se ne può per hora
popoli dire: però ce ne passeremo à parlare dellʼoche, ò
dell'Hebride, & anitre chiamate Clakis, credute dal volgo, & da
d'Irlanda è molti scrittori antichi & moderni nascere ne gli
simile. alberi di quellʼIsole; delle quali noi diremo quel
tanto, che per lunga diligentia, & studio habbiamo
Clakis vccelli, & potuto ritrouare per vero di esse. Certa cosa è che
loro historia. le nascono de i legni tagliati di quelli alberi,
quando però vi concorra la qualità & sostanza
dellʼacqua marina alla generatione; imperò che tali
vccelli si sono sempre veduti generare, e nascer
nel mare, con vn certo spatio di tempo, vi nascono
dentro alcuni vermi, i quali nel nascere fanno
vedere, che non sono altro, che putrefattione del
legno medesimo (come auuenir veggiamo in tutti
i legni dolci, i quali generalmente per la loro
vecchiezza generano quei vermi, che da gli Italiani
son detti tarli) rimanendosi incauato per tutto
il legno medesimo. Questi vermi come sono nati
formano capo, piedi, & ale, & sempre si pascono
della materia sustantiale del legno (come anche
fanno i tarli) et in tanto mettono à poco à poco
le piume, crescendo di giorno in giorno di corpo
sino alla grandezza di vnʼoca mezana; & allʼhora
se ne partono essi volandone via come gli altri
vccelli. La qual cosa si vidde chiaramente lʼanno
1490, dal popolo in Buthquhania prouincia da noi di
sopra ricordata; perciochè essendo stato traportato
dallʼonde del mare, ò per tempesta, ò per altra
cagione al Castello Pethslege vn grandissimo legno
di quella sorte, fece non poco marauigliar le
genti della sua grandezza; & alcuni lʼandarono ad
accusare al signor del luogo; il quale venuto à
vederlo, & imaginandosi quello, che potesse essere,
lo fece segare; il che fatto, subito apparirono in
gran moltitudine i vermi di già in esso generati;
parte di essi senza alcuna precisa forma, parte
con qualche distintione delle lor membra, & parte
con le membra di già del tutto formate, tra i
quali alcuni ve nʼerano con le piume giouanette;
della qual cosa hauendo preso singular piacere il
signore, fece portare per vna lunga memoria di quel
naturale auuenimento il legno così come egli era
nel tempio di santo Andrea di Tera (questo è nome
del luogo) doue sino ad hoggi è stato conseruato
così sforacchiato, ò corroso per tutto, come da
i vermi fù lasciato. Et due anni di poi fù pur
traportato vn simil legno dallʼonde marine nella
foce del Tao, presso al Castello Buthe, il quale fù
da molti veduto, & ritrouato dalla medesima sorte,
che lʼaltro. Et non fù diuerso il caso da questi
due, che occorse circa due anni dopo di vedere
à tutto il popolo nel porto di Edimburgo, & fù
tale. Vna grandissima naue, il nome della quale, &
lʼinsegna era di San Christophoro, essendo stata
rimenata da vna dellʼIsole dellʼHebride, doue lʼera
stata allʼancora tre anni interi; fù tirata in
terra, & fù trouato per tutto, doue ella era stata
sotto acqua hauer ripiene le sue tauole, & legni
principali di così fatti vermi, tanto principiati,
che senza forma, quanto di già ben formati; & però
si potrebbe pensare, che tal virtù fusse veramente
ne i legni tagliati de gli alberi di quelle Isole,
& che quella naue fusse stata fabricata di così
fatto legname; sopra il qual proposito, lasciando
considerare à chi legge quel che glie ne pare;
noi diremo vnʼaltro simil caso pur naturale,
che accompagna necessariamente i sopra detti.
Vn gentilʼhuomo Scozzese studioso molto delle
Marauiglia della cose degne di consideratione detto Alessandro
natura alla quale Gallouidiano sacerdote della Chiesa Kilkedense,
discorso humano trouandosi alla marina, & pigliando dalla riua
non può arriuare. di quellʼaliga, che ordinariamente vi si ritroua
in copia; trouò tra i sermenti di essa sino alla
radice ò principio suo, & per tutto alcune piccole
conche, per la qual cosa marauigliatosi molto, &
cercando ancora più oltre, ne aprì curiosamente
alcune; per il che se prima si era marauigliato,
allʼhora ne rimase stupefatto; perciochè non vi
trouò altrimente dentro pesce (come dellʼaltre
Conche auuiene) ma vccelli dentro de i nicchi loro,
& così grandicello ciascuno, come la grandezza
delle Conche capiua in suo proportione. La qual
cosa egli mostrò ad altri largamente sì, che non
si hebbe punto di dubbio sopra la cosa per sè
stessa, ma si bene sopra la cagione di essa cosa.
Onde per questo essempio diuerso dal primo, noi
pensiamo di potere attribuire la virtù di tal
Occeano Padre procreatione non tanto à gli alberi soli, quanto
delle cose, così allo stesso mare occeano ancora, interuenendoui
da Homero la materia accidentale atta à ricceuere diuerse
forme da quello, come da principale agente; per la
qual cosa Homero lo chiamò Padre delle cose. Onde
noi possiamo facilmente conoscere, che Enea Siluio
Piccolomini nobile Sanese, il quale fù poi per le
Il Piccolomini non sue virtù chiamato al Pontificato, huomo per altro
s'ingannò, ma fù nelle scienze eruditissimo, nel suo itinerario,
ingannato. ò descrittione delle tre parti, del mondo, tenne
altra oppinione in questa cosa, di quello, che
nʼè la verità: perciochè seguitando dalle persone
non conosciute scritti, o memoriali incerti, non
essendo lui giammai stato in Scotia; riferisce,
che i pomi di quelli alberi di quellʼIsole caduti
nel mare si conuertono in vccelli; pensandosi
che quei pomi così come caggiono si trasmutino
con poco, et breue intermedio in quegli animali,
Non essendo i pomi ma ciò apparisce esser falso, perciochè della
di materia corruttion di essi pomi à poco à poco, & non
consistente, & subitamente si generano i vermi, come ancora ne
dura non par i legni già detti (se pur anche de i pomi sia
verisimile, che i vero che naschino, del che non hauendo da gli
vermi, che ne Scozzesi tal chiarezza hauuta, ci risoluiamo à non
possino nascere lo credere) i quali poi cresciuti per interualli
prendino forza, alla perfettion da noi descritta i pomi restano in
& vigore come gli nulla: la qual cosa non essendo stata à bastanza
altri vccelli che considerata, è stato creduto, che ciò sia per via
nascono del legno. di miracolosa trasmutatione, più tosto, che per
natural cambiamento di natura come egli è col mezo
lungo della putrefattion della materia preparata à
ciò fare, quando la sia dal suo principale agente,
che è il mare, aiutata. Et qui faremo fine di
parlare in tutto dellʼIsole Hebride, se non, che
noi ridurremo in consideratione del lettore, che
Thule fù nome il nome dellʼIsola Thule è commune ad altre Isole
commune di queste ancora, oltra la propia, & vera Thule; la qual
Isole cosa è ben dimostrata da Tacito, dicendo lui, che
settentrionali. lʼarmata Romana mandata à costeggiare allo intorno
la Brettagna da Agricola, allʼhora presidente dei
Romani nellʼIsola, vide, & scoprì lʼIsola Thule;
il che non si può intendere à modo alcuno della
vera Thul, la quale si troua secondo Tholomeo
posta tra le Isole Scethlandice pur assai di là
dalle Orcade, & vicina alla Noruegia, per la gran
distanza che vi è. Ma perciochè da gli Scozzesi è
chiamata sino ad hora prima Thule lʼIsola dʼIla, &
seconda Thule lʼIsola di Leuissa da noi ricordate
tra lʼHebride; si può fare euidente coniectura, che
vna di queste fusse stata conosciuta da i Romani, &
non quello da Tholomeo descritta, & da gli huomini
venuti di poi ben conosciuta lontana dalla Scotia
trecento miglia, se già non hauessero essi hauuti
gli occhi lincei, poichè non si ha memoria, che i
Romani si allargassero dalla costa per ricercar
Islanda. alcuna ventura in alto mare. Et Islanda ancora
Isola posta nel mar congelato, & stimata vltima
à settentrione, & doue si nauiga per il traffico
de i pesci, si chiama tal volta da gli scrittori
Farina di pesci in Thule. In questa i pesci sono in luogo di pane à
Islanda. i suoi popoli; perciochè risseccati i pesci sino
allʼvltima durezza, ne fanno farina, la quale
poi composta à lor modo ne fanno pane, il quale
Orcadi Isole in si mangiano cotto sopra de i carboni. Appresso
numero 30 allʼHebride sono le Orcadi, parte di esse nel mar
Deucallidonico, & parte nel Germanico; delle quali
Pomonia. la più nobile è Pomonia, non essendo lʼaltre di
tal consideratione, che nessuna di esse meriti
particular descrittione, come che lʼarriuino al
numero di trenta, diuise, & separate dallʼOcceano,
lʼvna vicina allʼaltra con spatij breui, & angusti;
sì che alcuna ancora ve nʼè ben piccola, & ancora
non habitata, nè calcata da gli huomini se non da i
pescatori, ò da i corsari, ò pirati. Et già furono
sotto la giurisditione de i Pitti, le quali da i
Sassoni quando cominciarono ad aiutare i Britanni,
chiamati da loro furono assaltate, & spogliate, di
poi venute per spatio di tempo sotto la potestà
de i Noruegi, & de i Dani presero i loro popoli
la lingua del vincitore, et quella parlano sino
ad hora ciò è Gothica; sino à che Christierno Re
de i Dani nel 1472, come luoghi lontani, & a sè
di poco profitto, & di molta spesa, riceuendo vna
certa somma di denari, & non grande, ne consegnò la
possessione à i Re di Scotia con ogni sua ragione.
Diconsi queste nella lingua Orkney, quasi Argath,
la qual parola si interpreta, sopra i Geti, che più
tosto si potrebbe dire sopra Cath. perciochè il
promontorio di Cathanosia prouincia di Scotia si
dice Cath, & queste Isole gli sono allʼincontro.
Hora Pomonia fù da Solino chiamata Diutina, perchè
lʼhabbia il giorno lunghissimo lʼestate, & hora da
i suoi paesani si dice Mainland, che significa,
Terra continente, parendo à quei popoli rozi di
esser nati, et cresciuti in vna larga, & ampia
terra, ancora, che quella Isola non circondi più
di miglia trenta in circa. In questa Isola soleua
gli anni passati hauer la sua stanza il Vescouo
di tutte lʼIsole in vn piccolo castello detto
Kirkuale, doue è vn tempio magnifico così come in
quei tempi antichissimi i Principi, & i popoli à
gara concorreuano allo edificar magnanimamente i
luoghi sacri più tosto che i profani, & per vso
Qualità dell'Isola loro. Et vi sono ancora due altre castella per la
Pomonia. conditione del luogo, & delle genti ben diffese
da i pirati; in questa come in alcune dellʼaltre
si trouano le vene dello stagno, & del Piombo, ma
tutte mancano di legne, nè producono il grano, ma
si bene di orzo, & di altre biade sono abbondanti;
non hanno serpenti, nè altri animali velenosi, &
il medesimo si conferma dʼHibernia, della quale
noi habbiamo parlato in altro luogo; però non ci
partendo dalle Orcade si dice, che lʼorzo è il
loro più familiar nutrimento, perchè di esso fanno
il lor pane, se pur qualchʼvno non si facesse
portar del grano di fuori, & la loro ceruogia,
la quale essi sanno così ben fare, & così buona,
Natura de gli che essi ancora beuendone assai (& beuitori sono
huomini delle straordinarij senza dubio) non punto sʼimbriacano
Orcadi. per quello, ò mostrano parte alcuna di minor
sentimento, nè nella loro allegrezza, nè dipoi,
come allʼaltre genti auuenir veggiamo tra lʼaltre
nationi; procedendo ciò (sʼio non mʼinganno)
perciochè volti à Settentrione hanno le loro
complessioni forti, & gagliarde per resistere ad
ogni straordinario disordine: la qual cosa si proua
con la esperienza generale di tutti loro nella
sanità propia; perchè sono sanissimi sino alla
estrema età, nè vi si vsa alcuna sorte di medicine;
i corpi loro sono robusti, di carne candida, &
delicata quanto alla vista, & dimostratione. Le
Fecondità delle pecore vi sono così feconde, che quasi tutte
pecore delle vi partoriscono due agnelli alla volta, & tal
Orcadi. hora nʼhanno partoriti tre. Hanno tanta copia di
vccelli saluatichi, & dimestichi, quanti à pena
sene potranno trouare in tutta la Brettagna; ma
i loro caualli sono ben piccoli, & minuti di
corpo nè maggiori, che gli asini; sono nondimeno
Nota la qualità, & questi molto forti alla fatica. De i pesci saria
natura di questo superfluo di parlare, essendouene di tutte le
pesce, il quale spetie tanta abbondanza, che, ò sarebbe impossibile
per la sua il rimostrarle, ò incredibile allʼvdirle: ma ben
sonnolentia à se diremo di vna sorte, per la marauigliosa sua
stesso nuoce, et natura degno dʼesser conosciuto, & dalla penna
ad ad altri gioua. descritto. Egli è vn pesce grande ancora più dʼvn
gran cauallo, il quale quasi sempre è sonnacchioso,
ò sonnolento, & ha per vsanza di attaccarsi con i
denti; i quali egli ha grandissimi, & fortissimi;
à gli scogli, che soprauanzano lʼacqua, & là doue
eʼ sono più aspri, & quiui se ne resta sorpreso
da vn sonno incredibile, allʼhora se per sorte
di là passano nauilij, i marinari vedendolo così
pendente dal sasso, gettano lʼanchora; & hauendoui
legato vna fortissima gomina, con la barca portano
il resto della gomina alla volta del pesce, con la
quale essi lo legano verso la coda; hauendo prima
per ciò meglio poter fare incauata ò tagliata la
Si potrebbe sua pelle con alquanto della carne; tanto è quella
fauoleggiando bestia fissa nel sonno; & per fermar meglio la
dire, che così legatura, & che la gomina non lo lasci; poi facendo
fatto animale sia vn grandissimo strepito, & grida, & battendolo
vno de gli ancora con le pietre, ò altro sʼeʼ possono, sino
assistenti allo che al fine egli con gran fatica destandosi
Dio del sonno. dal sonno, & volendo saltar di nuouo nel mare,
& trouandosi impedito, comincia à sbattersi
grandemente, con tutte le sue forze, tenuto
nondimeno sempre forte dallʼanchora sì, che non può
vscir del laccio, onde conoscendo di affaticarsi
in vano, & confessandosi in vn certo modo vinto si
Nota che la natura disquoia, ò si dispoglia, per dir più chiaramente,
in ogni animale ha della sua propria pelle; per la quale lui per suo
infusa vna certa naturale instinto conosce di essere ricercato,
naturale sagacità. & si rimane come morto sopra lʼacqua resupino:
Però i marinari tolto su la pelle; pigliano lui &
ammazzandolo cauano dal grasso suo gran quantità
di olio; & la pelle adoperano in luogo di corde
per cosa durabile per lungo tempo senza rompersi,
ò guastarsi. Oltra lʼOrchade per cento miglia sono
Ancora questi le Scethlandice, le ricchezze delle quali Isole
hanno le loro consistono in pesci risecchi al sole, ò più tosto
proprie ricchezze. al vento, & in pelli di animali, & cuoia, come di
buoi, di pecore, di capre, di martori & simili: &
doue vanno ogni anno gli Olandesi, e i Zelandesi, &
altre nationi sul mar di Germania, mercatantandole
più per cambio di altre mercantie loro necessarie,
che in altro modo. Hanno pochi frumenti, ò biade,
se non di quelle, che vi sono portate di fuori;
onde perciò si può comprendere, che il sole non vi
sia molto gagliardo, ma che il vento, che nel vero
regna molto, & grande, & asciutto nel settentrione
gli aiuti assai nel seccare i loro pesci. Quanto
Sobrietà naturale al viuer loro il medesimo nʼauuiene, che à quei
forse non così dellʼOrchade, perchè non hanno giammai nessuno,
vniuersale che si mostri, ò pazzo, ò imbriaco, ò fuori del
conosciuta fra di douuto senso; benchè con minor marauiglia, che
noi. nellʼOrchade, conciosiachè in queste Isole beuono
acqua pura, & mangiano temperatamente. Sono oltra
le Scethlandice alcune altre Isole della medesima
qualità, benchè non hanno lʼvso del frumento à
Austerità notabile modo alcuno, nè della carne, se non, che viuouo
ma che pur basta à del pesce così risecco, & pesto molto bene, &
mantener le genti mescolato con acqua fattone fogacce, & cottele
in buona sopra il fuoco se le mangiano; essendo il fuoco
disposition loro fatto di ossa secche di pesci; niente di meno
dei corpi loro. viuono così sani, come gli altri, che abbondano
di tutte le commodità humane: & forse più contenti
della loro sorte; perciochè non hanno contentione
per le ricchezze, le quali essi non conoscono,
non risse, non gare, non quistioni: ogniuno per
lo inuerno si prouuede con la pescagione, per la
quale sola attendono à fare i fatti loro, & sono in
Felicità da molti essa grandemente diligenti. Sono lontane da essi le
desiderata & da guerre, & i pensieri di quelle; vsando charità, &
pochi conosciuta. semplicità naturale, & cambieuole tra di loro sino
allʼvltimo de i loro anni; tenendo puramente la
fede christiana senza alcun puntiglio & scrupulo, ò
superstitione come la fù lor data dal principio, à
i quali vna volta lʼanno passaua già come è detto,
dellʼHebride vnʼhuomo di Chiesa, ò pur dallʼOrchade
della cui Diocesi sono, per ministrar loro le cose
sacre; perciochè tutte queste Isole sono della
iurisditione di Scotia, & quella Corona riconoscono
quantunque assai liberamente. Il Sacerdote adunque,
ò Sacerdoti ò ministri hauendo fatto lʼvfficio
loro consueto sì nel battezar tutti i nati di
quellʼanno, come in altri casi, essi prendeuano
le decime dellʼanno, le quali non sono di altra
cosa, che di pesci, & se ne ritornauano alla loro
residenza nellʼOrchade, lasciando i popoli sino
allʼanno dʼauuenire con la medesima negligenza, che
noi diceuamo esser lasciati quelli dellʼHebride,
ancora che la loro negligenza forse non è noceuole
in queste Isole, quanto nelle Hebride, essendo
questi popoli naturalmente semplici, & lontani da
i vitij comuni dellʼaltre genti. Tali con la vita
loro sono essi, che se noi dobbiamo stimare essere
ricchezze le parti apparenti di noi medesimi,
essi sono ricchissimi tra tutti gli altri; perchè
sono di bellissima statura, & di robuste forze, &
L'arte medicinale sanissimi; non hauendo nè cognitione, nè passione
appresso di loro di nissun morbo, come noi altri, però viuono
non viene ad hauer sino ad vna estrema età essenti da ogni dolore
luogo alcuno. di corpo, ò di mente. Et tale informatione di
queste genti vscì dal Vescouo, che si ritrouaua
allʼhora dellʼOrchade sino al tempo di Iacobo
quinto Re di sopra nominato, la quale noi come cosa
degna della curiosità de gli huomini lʼhabbiamo
voluta includere in questa nostra descrittione, &
giustamente, poichè la Corona di Scotia drittamente
ha imperio sopra quelle terre così lontane, & da
gli antichi non altrimenti conosciute à bastanza.
Nota le qualità Haueua quel Vescouo allʼhora nella sua famiglia
lodevoli di questo vnʼhuomo di queste Isole Scethlandice di statura
huomo così grande, che facilmente superaua ciascuno altro
Scethlandico. maggiore, che si fusse potuto trouare tra gli
altri huomini, & di bellissima, & di giustissima
proportione; & di tal forza, che nessuno poteua
stargli à petto, ò giocasse alla lotta, ò à
qualunque altro gioco, si volesse; & nella
delicatezza delle carni gli poteuano ancora ceder
le donne; era di semplicità ingenua, di affabilità,
& di charità singulare, come sono gli altri di quei
L'oppinione paesi. Però sono degni di riprensione quelli, i
guadagnata nelle quali in vn certo modo ostinatamente contendono,
scuole non riesce che doue il sole non si scopre così bene, & non si
alla esperienza, mostra vgualmente come à noi altri, le genti non
però bisogna, che possino esser altrimenti, che infelici, & barbare
la dottrina ceda per esser poco scoperte da quello; conciosia che
alla proua. nella memoria delle historie non sʼhabbia cognition
di gente contenta, ò più beata per sè medesima
di questa, se noi già non vogliamo andar dietro
alle fauole de i poeti, de i quali non fa punto
bisogno di seruirsi per la intelligenza delle cose
vere delle nationi della terra, se non quanto in
alcuna parte eʼ si sieno voluti concordar con
chi nʼhabbia scritta historia ferma, & verace.
Hauendo noi detto quanto ci era necessario, & di
piacere di tutte le genti sottoposte alla Corona
Nota questa Scozzese, diremo hora, che in queste Isole nasce
historia del il succino intorno à gli scogli, il quale i Greci
succino, ò ambra. chiamarono Electrum, & Plinio Chryselectrum, &
Dioscoride Pterygophoron, perciochè ei tira à sè
per sua occulta proprietà le paglie, & le festuche,
& altre cose leggieri; egli è di color dʼoro, & da
glʼItaliani detto Ambra gialla; della qual materia
Così come l'oro quando ella è indurata come cristallo di rocca, ò
dimostra di montagna, se ne fanno vaghi vezzi, braccialetti,
l'auaritia altrui & corone, per le donne, & nellʼInghilterra le
bene spesso, così donne nobili lʼvsano hoggi molto in braccialetti,
parimente scopre & gratiosamente più che di oro; poichè lʼoro
la poca honestà è venuto comune ad ogni vna, purchè la se lo
della donna, che sappia guadagnare; così ancora in terra ferma le
lo porta sopra le figliuole altrui honeste per ornamento loro propio
forze sue. ne forniscono con delicati vezzi i colli, & i
petti proprij, & quantunque fresca questa ambra la
sia odorata (come si dirà) non fù ben conosciuta
Qualità dell'ambra da molti filosofi. Sono ancora dellʼambre nere
& suo discorso. bellissime le quali hanno la medesima proprietà,
che le gialle, anchʼesse risplendenti molto,
Ornamento proprio & ornamento nel modo, che lʼaltre gialle alle
delle donne giouani, alle vedoue, ò di qualche età, perchè
pudiche, & caste. le dimostrano con il lor fisso colore vna certa
grauità accompagnata con temperata leggiadria,
desiderata dalle matrone di riguardeuole honestà,
Come si generi, & & stato. Nasce questo succino, ò ambra attaccato
può chiarire & à gli scogli, rotti, & scoscesi dallʼassidua
risoluere i agitatione, & ripercotimento dellʼonde del mare,
diuersi discorsi il quale à poco à poco vi aggiugne materia, come
che da gli antichi vna schiuma bianca, viscosa, & crassa di qualità;
ne sono stati accrescendone à lungo andare la massa in tal modo,
fatti. che cresciuta, ò per il peso, ò per le tempeste
distaccatasi da gli scogli, sene va poi portata
dal mare hor quà, hor là. Dicono coloro, che hanno
hauuto sorte di vederne spesso di quella, che
ancora appiccata à gli scogli non è condotta à
perfettione, per non essere stata battuta la massa
dallʼonde à bastanza, esser piena di vesciche come
vna spugna, & di nessun vigore, ò virtù; onde si
Come la bontà si comprende, che tutta la bontà, & virtù gli peruiene
gli porga, & della sua maturatione; cioè quando à complimento
accresca. la sia stata ben ribattuta dalle onde, & che per
quel ribattimento la sia del tutto ben ripiena sino
ad vna perfetta spessezza, ò densità, & poi ancora
agitata dal mare, & veduta dal sole si venga per il
lungo suo moto à far più perfetta; & spesse volte
auuiene, che con questo succino, ò ambra si troua
dellʼaliga, traportata anchʼessa dallʼonde, & con
la sua massa facilmente quando è fresca, & tenera
attaccatasi, & mescolatasi, onde in quella parte,
doue lʼaliga si mescola, lʼambra viene ad esser
men buona. Noi sappiamo, che egli è stata diuersa
lʼoppinione di altri da quella, che noi habbiamo
scritta, circa il nascimento del succino, ò ambra;
Ogni cosa detta, ò & però ci è piaciuto di hauere hauuta vna tale
rimostrata à occasione per profitteuole intelligenza de i più
profitto altrui solerti, & suegliati ingegni; per il piacer de i
è lodeuole. quali si racconterà quello che auuenne nella costa
di Scotia intorno al proposito di questo succino,
ò ambra. Intorno allʼanno 1546, fù trasportata
Nota questo caso dallʼonde marine à i liti di Buthquhania di già
dell'ambra. tanto da noi nominata vna massa di questo Electro,
ò ambra, maggiore del corpo di vn bue; la quale
essendo veduta da i pastori, i quali in quei luoghi
guardauano i loro armenti, nè sapendo, che cosa la
si fusse, pur la tirarono tra terra, & spezzandone
vn pezzo, & mettendone à caso vn poco sul fuoco,
ne sentirono vn buono odore, onde essi subito con
O più tosto la lor simplicità seluaggia, corsono à ridirlo al
balordaggine. prete della loro prossima Chiesa allegramente,
mostrandogli dʼhauer ritrouato vna cosa così
vtile come lʼincenso per la sua Chiesa, se lui la
volesse andar à vedere, & prenderne vna parte:
Questo doueua ma egli ignorante non meno, che essi grossolani
essere vn prete si fussero, andando là, ne prese solamente quel
più che tanto, che pensò che gli potesse bastar qualche
grossolano. mese, lasciando tutto il resto nel lito alla
ventura, nelle mani de i pastori, i quali fattolo
in pezzi, se lo abbruciarono in cambio di candele,
innanzi, che tal cosa venisse in cognitione di
persone di alcun giudicio: in modo, che si potette
dir, che ciò fusse stata quella gioia ritrouata
dal gallo, il quale di essa fece manco stima, che
La natura più che dʼvn grano di frumento. Essendo nondimeno (benchè
violentemente ne tardi) auisato di tal cosa colui; per lo fauor del
venne à rimanere quale noi habbiamo potuto poi hauer tutte queste
offesa. particularità; correndo egli là à gran pena fù à
tempo ad hauerne vna piccola parte, hauendo quei
buoni compagni consumato tutto il resto, che valeua
il peso dellʼoro, per riceuerne tanta commodità
quanta nʼharebbero hauuta per venti cinque libre di
candele. Et questo sia il fine del nostro parlare
sopra lʼHebride, sopra lʼOrchade, & sopra le
Scethlandice Isole tutte suggette alla Corona di
Scotia, quantunque molto più ancora se ne potesse
dire; ma ciò è stato il meglio, & più lodeuole, per
nostra elettione, & degno di esser raccontato senza
biasimo di prolissità. Non volendo in questo fine
rimaner di rispondere ad vna tacita obiettione, ò
marauiglia, che potrebbe trouarsi allo incontro
di chiunque haurà letto questo nostro discorso;
come che sia possibile, che la corona di Scotia
Senza dubbio le habbia così poca entrata, hauendo il paese tanto
pouertà del Regno vtile quanto lʼhabbiamo descritto, sapendosi certo,
è tale che e' pare che innanzi, che vi si alterasse la Religione, la
che i Re siano corona non arriuaua à scudi cento mila lʼanno; al
sforzati di che si risponde la molta libertà, che hanno hauuta
sottogiacere à i popoli sempre, ha tenuta la corona pouera, & però
molte indignità, ancora à i suoi sudditi, & nobili, & ignobili molto
et molti pericoli suggetta, & impedita nelle sue imprese il più delle
come senza dubbio volte: però che nella guerra le seruano comandati
si può conoscer da per qualche poco di tempo, prouedutisi per sè
chi ne può medesimi di Vettouaglia. Onde finito il tempo, se
parlare. ne sbandano, & così fanno per le loro partialità;
essendo in questo intenti più à seruire à i loro
Modo di seruire à particulari oggetti, che alla vera vbbidienza,
i loro Re. douuta da i fedeli popoli à i buoni Re; & questo
basti per risolution di cotal dubbio.

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Descrittione del regno di ScotiaChapter IV: Part 4

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