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Chapter XXVII: Appendix: IV

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THE ACROSTIC OF THE _AMOROSA VISIONE_ DEDICATING THE POEM TO FIAMMETTA

This acrostic consists of three _ballate_ composed by reading the first letters of the first verses of each _terzina_ throughout the poem.

I

Mirabil cosa forse la presente
Vision vi parrà, donna gentile,
A riguardar, sì per lo novo stile
Sì per la fantasia ch' è nella mente.
Rimirandovi un dì subitamente
Bella, leggiadra et in abit' umile,
In volontà mi venne con sottile
Rima trattar parlando brievamente.
Adunque a voi, cui tengo Donna mia,
Et chiu sempre disio di servire,
La raccomando, madama Maria:
E prieghovi, se fosse nel mio dire
Difecto alcun, per vostra cortesia
Correggiate amendando il mio fallire.
Cara Fiamma, per cui 'l core ó caldo,
Que' che vi manda questa Visione
Giovanni è di Boccaccio da Certaldo.

II

Il dolce immaginar che 'l mio chor face
Della vostra biltà, donna pietosa,
Recam' una soavità sì dilectosa,
Che mette lui con mecho in dolce pace.
Poi quando altro pensiero questo disface
Piangemi dentro l' anim' angosciosa,
Cercando come trovar possa posa,
Et sola voi disiar le piace.
Et però volend' i' perseverare
Pur nello 'nmaginar vostra biltate,
Cerco con rime nuove farvi onore.
Questo mi mosse, Donna, a compilare
La Visione in parole rimate,
Che io vi mando qui per mio amore.
Fatele onor secondo il su' valore
Avendo a tempo poi di me pietate.

III

O chi che voi vi siate, o gratiosi
Animi virtuosi,
In cui amor come 'n beato loco
Celato tene il suo giocondo focho;
I' vi priego c' un poco
Prestiate lo 'ntelletto agli amorosi
Versi, li quali sospinto conposi,
Forse da disiosi
Voler troppo 'nfiammato: o se 'l mio fioco
Cantar s' imvischa nel proferer broco,
O troppo è chiaro o roco,
Amendatel' acciò che ben riposi.
Se in sè fructo, o forse alcun dilecto
Porgesse a vo' lector, ringratiate
Colei, la cui biltate
Questo mi mosse affar come subgiecto.
E perchè voi costei me' conosciate,
Ella somigli' amor nel su' aspecto,
Tanto c' alcun difecto
Non v' à a chi già 'l vide altre fiate;
E l' un dell' altro si gode di loro
Ond' io lieto dimoro.
Rendete allei il meritato alloro,
E più non dic' omai,
Perchè decto mi par aver assai.

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Giovanni Boccaccio, a Biographical StudyChapter XXVII: Appendix: IV

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